La pozione magica


la pozione magica racconto breve di giovanni amato“Fai silenzio!” bisbigliò John al piccolo Bill, “vuoi farci scoprire? Sai benissimo che il vecchio Cletus non accetta fallimenti.” aggiunse tremando, mentre sollevava con cura la grata del tombino lungo il quale erano strisciati.

I due ragazzi facevano parte di un gruppo di banditi gestiti da un vecchio allibratore con una perversa passione verso la schiavitù. I suoi Fearless Scrapguys erano difatti un gruppo di schiavi, prima di essere dei banditi. Il loro alloggio? Una lugubre topaia, poco cibo, dei giacigli di paglia come letto, delle vecchie coperte logore come unica fonte di riscaldamento e dei vestiti ridotti in groviera. Nessuna finestra a scorgere il sole e un’ambiente troppo piccolo per ospitare dieci persone.

Forse anche per questo John non voleva fallire. Aveva in mente qualcosa di diverso, qualcosa che avrebbe potuto cambiare la sua situazione e quella dei suoi “fratelli”. Il colpo non era stato ordinato da Cletus; forse perché quel vecchio bastardo sapeva bene quale pericolo ci fosse dietro lo Specchio di Aelin. Il ragazzo aveva programmato tutto come aveva imparato dal suo aguzzino. Calcolato un eventuale piano di fuga, in caso qualcosa fosse andato storto, un modo poco originale ma assodato per conquistare l’ingresso al laboratorio e un’arma segreta – così la chiamava il giovane Bill – per entrare ed uscire senza dover utilizzare i ferri del mestiere.

Saliti dal tombino, che dalle fogne centrali della capitale del regno, portava al laboratorio del celebre stregone Ever Blackhand, ai due ragazzi non sembrava vero quello che si manifestò davanti a loro. Un meraviglioso patio in marmo blu, fiori, piante ed animali sconosciuti a quegli occhi giovani. “Coraggio!” esclamò John, “ci siamo quasi; passami la pozione e aspetta qui senza muovere foglia!” aggiunse mostrando un sorriso nero come la pece.

Bill prese dalla sua bisaccia la pozione preparata il giorno prima seguendo le poche nozioni di alchimia apprese dal suo vecchio prima che lo lasciasse, e la porse a John. Una pozione color magenta, densa come olio. John tolse il tappo, guardò il piccolo Bill e calò tutto d’un fiato l’intruglio. Fece un sorriso, il suo ultimo, e prima che potesse anche solo pensare di addentrarsi verso la dimora dello stregone, cadde esanime al suolo.

“Una pozione miscelata erroneamente può causare una morte veloce e sofferente.” disse sghignazzando il piccolo Bill, prima di calarsi dalla fogna dalla quale era uscito.

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