Il Detective Stone


Detective Stone

Il sangue rappreso e il fetore di putrefazione mettono a dura prova lo stomaco del giovane detective Stone.

La promozione è arrivata proprio qualche settimana fa, in seguito a un’operazione sotto copertura durata 3 anni. Grazie al suo lavoro la New Police londinese ha potuto fermare un business di cyber-prostituzione, che generava cifre da capogiro.

Ma oggi non è dietro un computer. Oggi non è connesso alla rete. Oggi, Jack Stone è su una delle scene più raccapriccianti che i suoi occhi abbiano mai visto.

Ed è solo.

Corpi maciullati. Organi, ossa, arti. Tutto così caotico, eppure così dannatamente ordinato.

La scena del crimine si presenta simmetrica, ma avulsa da ogni logica. Il segno della deflagrazione è evidente. Così come il punto di innesco: una chiazza nera come la pece, larga poco più di mezzo metro.

Ma c’è di più. L’autore di questo massacro ha lasciato un segno. O meglio, l’impronta delle sue ginocchia. Qualcosa da dare in pasto allo scanner di Jack Stone.

Una volta attivato, e analizzato i reperti trovati, lo scanner riesce a stabilire una corrispondenza con le orme del presunto assassino. Ora, non resta che seguire le tracce e scoprire cosa abbia scatenato una furia così violenta.

Fuori piove. A Londra è un leitmotiv.

Il detective Stone arriva davanti a un palazzo. Le orme cessano davanti a un portone di bronzo ossidato. Il palazzo a tre piani quasi scompare in mezzo al caos della metropoli. Non resta che entrare. Tre piani, due appartamenti a piano. Il calcolo è semplice: fanno sei strutture da controllare.

E non c’è tempo di aspettare i rinforzi dalla centrale. L’assassino potrebbe essere ancora lì, e Stone non vuole perdere questa occasione.

Una rapida occhiata al perimetro ed ecco scorgere una scala antincendio. In appena 20 secondi, il detective si trova al primo piano dell’edificio. Scosta la finestra del pianerottolo e bussa alla prima porta. Sembra non esserci nessuno. Accostando l’orecchio, si ode il fruscio di una televisione mal sintonizzata. Nulla più.

Scena analoga per l’appartamento dirimpettaio e per quelli a seguire. Fino al terzo piano. Fino all’interno 6.

La maniglia è sporca di sangue, e lo scanner segnala una nuova impronta. Sicuro di trovare dietro la porta l’autore del massacro, Stone sfonda la porta brandendo la sua Ruger di ordinanza.

Una rapida occhiata all’ingresso. Destra, sinistra. Nulla. Procede come un gatto verso il corridoio. L’adrenalina scorre come un fiume in piena. Il battito cardiaco aumenta. E aumenta sempre di più, stanza dopo stanza.

Resta solo una porta da controllare: l’unica chiusa.

Una mano alla pistola, mentre la sinistra gira, lentamente, la maniglia. Ed ecco la tensione scaricarsi di colpo. Un’altra stanza vuota. Un’altro buco nell’acqua. Stone è confuso. Lo scanner non sbaglia mai. Così come il suo intuito. Quasi un dono.

Eppure, nonostante il sangue, nonostante le tracce inequivocabili, non trova nessuna prova… Tranne un colpo violento sul cranio. Una di quelle botte che stenderebbero anche un toro.

La vista di Stone si offusca. Le ginocchia cedono rovinosamente.

Il buio entra in scena.


Leggi l’episodio precedente: Il progetto New Born

Leggi l’episodio successivo: L’interrogatorio

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